Intervista a Matteo Chiereghin

Abbiamo incontrato Matteo Chiereghin al suo ritorno da Kiel dove ha partecipato al Campionato Mondiale Laser Radial, esperienza importantissima non solo per il livello della manifestazione e del tasso tecnico in acqua ma anche perché disputato in uno dei templi della vela internazionale, peraltro in concomitanza con la Kieler Woche, la mitica Settimana Velica di Kiel, uno degli appuntamenti più importanti e prestigiosi della vela mondiale. Matteo Chiereghin, classe 2000, è uno degli atleti più promettenti uscito dal vivaio del Circolo Nautico Chioggia non solo negli ultimi anni, la sua carriera in Optimist è culminata nella convocazione nel GAN (Gruppo Agonistico Nazionale) che gli è valsa il titolo di “atleta dell’anno” per il CNC nella stagione 2015, primo nome iscritto sul trofeo alla memoria dell’indimenticato Presidente e socio fondatore Angelo Carlo Perini; da alcuni anni Matteo è passato alla Classe Laser, prima nella categoria 4.7 dove ha raccolto importanti affermazioni a livello zonale, ora nella categoria Radial dove sta ottenendo buoni risultati anche a livello nazionale e nel circuito Italia Cup

D: Ciao Matteo, allora Kiel, esperienza immaginiamo fantastica, parlaci un po’ di questo Mondiale, ambiente, condizioni, campo di regata, avversari

Matteo: “Sono arrivato a Kiel dopo 17 ore di viaggio domenica 17 giugno e fin da subito l’atmosfera era emozionante, un centro olimpico internazionale con velisti da tutto il mondo. Le condizioni dal primo giorno si sono subito rivelate toste per la brezza tesa che soffiava da W-NW e che ci avrebbe accompagnato per tutto il corso della settimana. I campi di regata del fiordo di Kiel erano 10 per il fatto che in contemporanea al Mondiale Radial si stava svolgendo la Kieler Woche, il più grande evento velico al mondo con la partecipazione di tutte le classi olimpiche e di minialtura con atleti provenienti da oltre 70 nazioni. Il nostro campo di regata era uno dei più lontani circa 5-6 miglia dal porto e uno dei più ventosi con onde da 1  fino a 2,5 metri.

D: Ad un Campionato Mondiale non ci si va per caso, ci sei arrivato tramite qualificazioni o ranking list, o comunque in ogni caso bisogna sentirsi pronti di regatare ad un certo livello e con qualsiasi condizione

Matteo: ”Il Mondiale era Open come un po’ tutti i campionati della Classe Laser anche se c’è un requisito minimo per essere selezionati che è quello di partecipare alle regate nazionali del circuito Italia Cup, quindi non ho fatto selezioni, quando ho saputo che il Mondiale sarebbe stato a Kiel a giugno ho preso la decisione di iscrivermi e partecipare per fare esperienza e soprattutto per cercare di migliore regatando a livelli incredibili. Essendo un Mondiale Open la partecipazione era libera per persone di tutte le età, la maggior parte aveva la mia stessa età, ma il resto della flotta era pieno di veterani che regatano nel circuito Laser Radial da anni come l’inglese Jon Emmett, i polacchi Aleksander Arian e Marcin Rudawski e l’australiano Jeffrey Loosemore e altri ancora. Alla fine eravamo quasi un centinaio di atleti solo per il Mondiale Laser Radial in rappresentanza di 26 nazioni, ma a Kiel in quei giorni c’erano migliaia di atleti di tutto il mondo, solo nella Classe Laser c’erano 174 barche in Radial alla Kieler Woche, 76 nel Radial femminile, altri 109 ragazzi nella categoria 4.7 e più di 100 Laser Standard e poi tante altre classi veliche dall’Europa al Contender, dal FD al Finn al Nacra ma anche ORC e classi per atleti con disabilità, insomma una esperienza veramente unica e incredibile”

D: Sinceramente anche per chi è nel mondo della vela non è sempre facile capire i meccanismi delle varie classi veliche, spiegaci un po’ come funziona la Classe Laser, sappiamo che ci sono diverse categorie e per ognuna un circuito zonale, il circuito di Italia Cup, la ranking list, eccetera

Matteo: “Il circuito della Classe Laser è formato per ogni categoria (4.7, Radial e Standard) da 6 regate nazionali che compongono il circuito di Italia Cup e 8 regate zonali che dovrebbero essere contemporanee in tutte le Zone FIV. In base al risultato ottenuto ad ogni Italia Cup un algoritmo calcola un punteggio che poi viene inserito nella ranking list nazionale e con questa ranking si selezionano i partecipanti per il Campionato Nazionale Giovanile. Per i passaggi di categoria c’è libera scelta di quando un atleta può cambiare categoria, deve solo rispettare l’età minima e massima che la categoria permette”.

D: Ormai sei nella Classe Laser da alcuni anni e hai già avuto esperienze a livello zonale, nazionale e anche internazionale per cui conosci bene l’ambiente, facci conoscere alcuni dei nomi più forti del panorama velico nazionale nella tua categoria

Matteo: “Uno dei più forti è sicuramente il gardesano Guido Gallinaro con un palmares pieno di titoli europei, mondiali e ovviamente nazionali, un veterano della categoria Radial è il livornese Federico Tocchi (1991) che ha conquistato quest’anno un secondo posto all’europeo e un settimo proprio al Mondiale a Kiel.

In campo femminile le atlete più forti sono Federica Cattarozzi con numerose vittorie a livello internazionale e nazionale, e Matilda Talluri neo campionessa europea giovanile lo scorso aprile nel Lago Balaton (Ungheria)

D: L’allenatore al CNC è Riccardo Chiereghin, un nome che ti dice qualcosa!! Scherzi a parte, fin dai primi giorni in Optimist hai sempre avuto papà come allenatore; Riccardo – Matteo, padre – figlio, allenatore – atleta, quanto è difficile (o facile) conciliare queste figure

Matteo: “Ci riusciamo bene, sia io che mio papà Riccardo; molti mi chiedono: “com’è avere il padre che ti fa anche l’allenatore?” e io rispondo semplicemente che la trovo una cosa normale e non ci trovo nessun tipo di problema. Fin da quando ho iniziato vela a livello agonistico con l’Optimist ci siamo subito detti che quando siamo in allenamento e in regata siamo in un rapporto allenatore e atleta, mentre quando siamo al di fuori del circolo siamo normalmente padre e figlio”.

D: Nonostante la tua giovane età ormai vai in barca e fai regate da almeno una decina di anni quindi, soprattutto con i ritmi delle classi giovanili di adesso, hai già corso moltissime regate; qual’è quella che ricordi con maggior piacere finora e quale la regata che ti piacerebbe andare a fare (anche con un’altra barca)

Matteo: “La regata che ricordo con maggiore piacere è stata quella del Meeting del Garda Optimist nel 2015, la ricordo particolarmente per il risultato che ho ottenuto (6°) e perché è la regata con più partecipanti al mondo in classe singola.

In futuro mi piacerebbe partecipare al Mondiale Moth, questa barca l’ho provata la scorsa estate nelle acque del Lago di Garda e la sensazione di quando ti alzi sui foil e voli letteralmente un metro sopra l’acqua a 30 nodi è una cosa fantastica ed adrenalinica.

D: Hai una idea del perché la vela sia così poco “considerata” dai ragazzi di Chioggia e del perché c’è un grande tasso di abbandono alla soglia dei 18 anni

Matteo: “Dato che siamo circondati dall’acqua sono sorpreso che la vela a Chioggia sia poco considerata e invece un notevole numeri di ragazzi di 14-15 anni vanno in giro in laguna con il barchino. Il tasso di abbandono è causato maggiormente perché terminata la quinta superiore i ragazzi intraprendono il percorso universitario o iniziano a lavorare e questo rende più difficile svolgere vela e studio/lavoro insieme”.

D: Tornando alla tua recente esperienza al Mondiale di Kiel, sei soddisfatto del tuo campionato o pensi che sia stato un po’ un azzardo, nel senso se potessi tornare indietro ti iscriveresti di nuovo al Mondiale o credi che sia stata una esperienza come dire “prematura”?

Matteo: “No, sono soddisfatto del Campionato sia dal punto di vista velico che come esperienza, ho regatato con delle condizioni che non solo non avevo mai affrontato ma che in Italia sono decisamente atipiche e inusuali, vento, onda, un cielo grigio e nero con temperature decisamente autunnali; mi sono confrontato con avversari di altissimo livello provenienti da tutto il mondo, ritengo di avere imparato molto dal punto di vista velico e già nelle prossime regate in Italia potrò verificare questa sensazione. Il risultato alla fine mi soddisfa abbastanza, 56° in generale, 7° della Silver Fleet, le ultime prove in Silver ho sempre regatato tra i primi 10 e questo mi ha rincuorato abbastanza, inoltre è stata una esperienza di vita importantissima, ho avuto contatti con molte persone avendo modo di migliorare anche il mio inglese e le mie capacità relazionali, è stata una esperienza che non dimenticherò facilmente”.

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